Chiesa di san Martino

Il viso allungato di Cristo, scavato dalla sofferenza, è leggermente reclinato verso la spalla destra; le palpebre, abbassate sotto gli archi sopraciliari ben delineati, imprimono un'espressione malinconica che non stimola né compassione né angoscia, bensì condivisione e affetto.
Le labbra socchiuse, circondate dai baffi e da una fitta barba, che sotto il mento si apre in due punte, rendono ancor più comunicativa l'immagine.
Se la fronte e il petto non fossero segnati da fitte gocce di sangue, quel volto potrebbe essere quello di un uomo assorto in pensieri immensi e profondi: non è un viso sconfitto dalla crudeltà e dalla morte.
La corona, irta di aculei, cinge le tempie e la fronte, i capelli castani ondulati e morbidi scendono sul lato sinistro e si spingono al di là della spalla, lasciando scoperto l'orecchio.
La pelle, tesa e pallida, evidenzia le linee della gabbia toracica, in espansione nello sforzo dell'ultimo respiro.
Le braccia, allargate verso l'alto, manifestano nei fasci muscolari e nelle vene ben marcate, la fatica e il dolore del corpo appeso alla croce.
Le mani, trafitte da chiodi, hanno il pollice, l'indice e il medio distesi e le altre due dita chiuse verso il palmo sanguinante, come se volessero ricordare il mistero della Trinità.