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Pur essendo stata utilizzata, anche in questo intervento, la pittura ad olio, risulta evidente l'utilizzo dei primi colori a produzione industriale, presentando la superficie un colore abbastanza omogeneo nelle sue tonalità. L'ultimo intervento, prima di giungere ai giorni nostri, risale al 1915-20 circa, quando, in seguito all'ampliamento della chiesa, il crocifisso fu spostato dal luogo in cui ora è posizionato il portone d'ingresso alla base dell'intradosso della nuova cupola. L'intervento fu mirato alla riadesione dei pezzi pericolanti, come gli arti degli angeli, ma anche alla messa in sicurezza del Cristo, mediante l'inserimento nella schiena di un ferro portante, che scaricasse il peso dell'opera dalle mani e dai piedi al baricentro nella schiena. Furono ritoccate le parti riparate, riverniciate con la porporina le dorature e fu steso uno strato protettivo di vernice trasparente. Di notevole interesse è stato il rilevamento, durante le ultime fasi di restauro, della chiusura della ferita del costato posta nel lato destro e ridecorata, in quell'occasione, in quello sinistro, pur restando inspiegabile la ragione di questo intervento, data l'assenza dal punto di vista iconografico di altri esempi di questo genere. La figura del Cristo, realizzata a tutto tondo, è ricavata da un unico blocco ligneo, scavato all'interno del dorso e chiuso sul retro da una tavoletta modellata, che comprende tutto il corpo, ad esclusione delle braccia, assemblate mediante incastro. Gli angeli, realizzati sempre a tutto tondo, sono invece ricavati dall'unione di un numero non identificabile di pezzi di legno. L'intaglio dell'opera è preciso e levigato tanto da richiedere un solo leggero strato di preparazione costituito da gesso, ad eccezione dei capelli del Cristo rifiniti grossolanamente. Per quanto riguarda la figura del Cristo, lo strato policromo originale si presenta di color bluastro, rifinito con una velatura trasparente dal tono caldo; l'impressione che se ne ricava è di un aspetto livido, del tutto simile a quello di un corpo morto. La policromia degli angeli è, invece, caratterizzata da toni bianco rosati. Sulle parti dorate si rileva l'utilizzo di una foglia d'oro di notevole spessore. Nel momento in cui è stato abbassato, il gruppo scultoreo, oltre ad un diffuso impoverimento della superficie e ad un'ossidazione della vernice stesa nei precedenti restauri, presentava un forte attacco di insetti xilofagi, non attivo. Questa problematica ha determinato l'indebolimento di alcune parti, soprattutto in corrispondenza dei panneggi, delle ali e degli arti, fino a portare, in alcune zone, allo sgretolamento del materiale. Questo si è verificato, in particolar modo, nelle figure degli angeli, mentre, per quanto riguarda il Cristo, ne hanno risentito solo le dita delle mani. Mediante la realizzazione di una serie di tasselli stratigrafici, è stato possibile stabilire quale fosse la successione delle ridipinture e degli interventi subiti dall'opera. Al di sotto della verniciatura e dei ritocchi localizzati, si trovano le due ridipinture: ottocentesca per gli angeli e novecentesca per il Cristo, al di sotto di queste la policromia originale prima descritta. A causa del “forte” colore livido originale, in accordo con la Soprintendenza si è optato per la conservazione della policromia intermedia. Durante la pulitura, sono stati, quindi, asportati i ritocchi e le verniciature novecentesche, mediante l'utilizzo di acetone per tutte le parti ad esclusione delle dorature, dove è stato usato dello sverniciatore, sempre neutralizzato con acetone, per l'asportazione della porporina. Sono state, poi, consolidate le parti decoese con colla forte, in particolar modo le ali degli angeli, fortemente attaccate da insetti xilofagi. Si è proceduto alla ricostruzione delle parti mancanti mediante l'utilizzo di araldite, resina bicompente, dall'effetto e dalle caratteristiche simili al legno, ad eccezione delle tensioni di struttura dello stesso. Sono state ricostruite le dita delle mani del Cristo, una mano e parti del panneggio e le ali degli angeli. Con lo stesso materiale è stata completamente ricostruita un'ala mancate di un angelo. Il modello è stato realizzato utilizzando quella dell'altro putto, attraverso l'esecuzione di un calco di gomma siliconica. Per il risarcimento delle lacune del nimbo è stato utilizzato, invece, del legno di balsa. Dopo aver effettuato la disinfestazione del supporto mediante opportuni biocidi, sono state eseguite le stuccature con gesso e colla; su indicazioni della Soprintendenza si è proceduto, con lo stesso materiale, alla chiusura di tutti i fori provocati dai tarli. Č seguita, successivamente, la fase di integrazione pittorica, eseguita con la tecnica della selezione cromatica, utilizzando colori ad acquerello e, per quanto riguarda le dorature, da oro in pastiglia.
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